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OCTAVIA MONACO
Octavia nasce a Thionville nel nord della Francia da padre italiano del Salento e madre spagnola della Galicia.
A sei anni si trasferisce in Italia e da allora vive dapprima nella città di Bologna e negli ultimi anni nella provincia.
Si forma come pittrice da autodidatta e fin dai suoi disegni più giovanili si evidenziano e connotano chiaramente le caratteristiche del suo immaginario già onirico e simbolico.
Circa attorno ai vent’anni pur avendo intrapreso una formazione professionale in altra direzione decide di recuperare i propri passi smarriti rispetto alla finalità dell’arte, dedicandosi all’oreficeria e lavorando per qualche anno in bottega ma la creazione artigianale non riesce a soddisfare ciò che ben sostiene Kandisky nel suo testo “Lo spirituale nell’arte” come necessità interiore di dare forma, nel caso di Octavia al proprio universo fantastico.
Di questo periodo sono alcuni disegni mai esposti, cromaticamente vivaci e brulicanti di personaggi ibridi suggeriti nell’affiorare delle visioni più inconsce e capaci di suscitare stupore nell’autrice stessa che da allora ha maturato la consapevolezza di essere anch’essa depositaria di quello che Jung definisce come inconscio collettivo.
Dall’esperienza artigianale eredita quella cura e attenzione che si esplica fin dalla scelta della materia del fondo delle sue tavole nelle quali registrare le figure e i soggetti esito di approfondito studio e orchestrati in composizioni coerenti nel senso e suggestivi nelle atmosfere ottenute con una ristretta e matura gamma cromatica che ripropone le tonalità degli ossidi metallici quali il verde rame, il color ruggine del ferro, oltre alle terre per evocare gli ori .
Conseguentemente alla decisone oramai ineludibile di dedicarsi principalmente alla pittura, si iscrive l’Accademia di Belle Arti di Bologna che frequenta per un anno per poi riprendere un personale percorso di ricerca confrontandosi con le diverse soluzioni dell’arte contemporanea.
Si dedica alla realizzazione di illustrazioni per fiabe e leggende cercando di affermare in questo settore una propria rilettura e concezione d i un immagine narrativa ed evocativa che sia universale senza distinzioni nell’età del fruitore.
La Monaco nel tempo acquisita consapevolezza e determinazione del suo specifico interesse al mondo archetipico ,soprattutto femminile ed il confronto con le terorie a partire dalle scoperte archeologiche delle mitoarcheologa Marija Gimbutas definiscono e circoscrivono l’ambito della ricerca iconografica fondata sul tema della Grande Madre che le ha, tra l’altro permesso di recuperare qual senso delle radici che i suoi trascorsi natali con le avevano permesso di riconoscere in un propiro luogo di appartenenza. Ritiene inoltre, questo argomento antropologico di notevole importanza non solo personale in quanto capace di veicolare e recuperare quei valori che restituiscono all’essere umano in generale la coscienza della propria più fondamentale essenza che ancora sopravvive
archetipicamente nelle fantasticherie più inconscie, nonostante il progressivo distacco dai luoghi della naturalità regolati dai ritmi ciclici.
Le sue realizzazionii più riconosciute appartengono al mondo dell’editoria, p.e. l’esposizione nella Libreria del Louvre degli originali di un libro che racconta l’arte di Gustav Klimt ai più giovani, oppure il premio nel 2004 come “ miglior illustratore”.
IL suo affacciarsi alle vetrine dell’arte è di questo ultimo anno e i lavori che propone sono stati realizzati in questo ultimo periodo che la vede selezionata e presente nel catalogo del premio Bocca 2006. Da allora si è avviata una collaborazione con la galleria milanese Arteidea. E’ in preparazione una mostra personale a Cà la Ghironda, che sarà presentata dal prof. Giorgio Celli in cui verrà esposto l’inedito ciclo di tredici tavole dedicate agli archetipi Junghiani della Grande Madre.
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